Andare dal barbiere e pensare: “Ma quant’è bella la libertà?”

L’ultima volta che i miei capelli sono stati tagliati dal mio bravo e simpatico barbiere di fiducia è avvenuta a metà febbraio, dopo il mio ritorno da un viaggio di lavoro a Bruxelles per documentare l’insediamento del nuovo Comitato Europeo delle Regioni. Dopodiché la storia è nota: il lockdown.

Ebbene, quello che tutte le altre volte è stato un normale fatto di vita oggi ha avuto un gusto diverso. E non perché avevo ormai assunto in maniera non voluta il look dei capelloni fine anni 60 e, quindi, avevo bisogno di tornare ad essere un contemporaneo. ma perché ho gustato il sapore della libertà.

Strano, lo so. Eppure, noi italiani/occidentali non abbiamo avuto altre occasioni per ricordarci quanto sia bello essere liberi di fare ciò che vogliamo, considerando la libertà come una condizione assodata e scontata. Ad esempio, sanno benissimo quale sia questa sensazione chi ha vissuto sulla propria pelle la seconda guerra mondiale ma non tutti quelli che sono nati dopo.

Ora, sono convinto che ognuno di noi, a modo suo, ha provato questa sensazione: chi perché è andato a trovare il migliore amico che non ha potuto vedere perché non congiunto o ha fatto una passeggiata in riva al mare senza la paura che un elicottero si fermasse sulla sua testa come se fosse un pericoloso boss della mafia latitante da decenni. Cose semplici sulla carta però dotate di un valore simbolico profondo.

Insomma, se proprio dobbiamo trarre una lezione dal nemico pubblico Sars-CoV-2 (che non abbiamo sconfitto ma ci siamo ‘solo’ nascosti da ‘lui’ e ora siamo nella fase di tregua in attesa che la Scienza trovi l’arma per annientarlo), è l’apprezzamento della libertà che altri hanno conquistato per noi. Certo, a questo punto, mi piace citare #TheNewHumanity, hashtag splendido di Lavazza che promuove una nuova umanità post COVID-19. Non ci credo tanto – come hanno dimostrato di recente gli insulti contro Silvia Romano – però il mondo potrebbe essere diverso se cominciassimo a pensare che la libertà sia un diritto naturale e che bisognerebbe occuparsi attivamente anche di quella altrui, ad esempio di chi vive in Africa ed è sotto il giogo di governi che spendono le risorse solo per rafforzare i propri eserciti e, quindi, la propria potenza o di fondamentalisti islamici come Boko Haram e i pastori Fulani.

Altra lezione riguarda l’ambiente e, in particolar modo, il rispetto per il mondo animale. Perché? Le origini naturali del Sars-CoV-2. Il salto c’è stato: da un animale a un altro animale e poi da quest’ultimo animale a un uomo. Il motivo? Molti esperti ritengono che sia derivato dall’assenza di misure igieniche nell’ormai famoso mercato di animali selvatici di Wuhan. Se solo in Cina – da dove, lo dice la Storia, è provenuta la maggioranza dei virus che hanno infettato il Pianeta – si promuovesse un’educazione alimentare come si deve; se solo si decidesse di abolire quei mercati, allora si potrebbe davvero compiere un passo importante nell’ambito della prevenzione. Certo, pare un discorso ipocrita perché faccio parte di una cultura dove si mangiano maiali, mucche, cavalli, conigli, lepri… però il livello di trattamento delle carni è diverso ed è un dato di fatto.

Poi, come non ricordare l’aria pulita conseguente al lockdown, soprattutto nel Nord Italia, tra l’altro dove il tasso di contagio è stato superiore rispetto al resto del Paese (chissà se non sia uno dei fattori distintivi). Non sarebbe fantastico pianificare una vera mobilità green affinché quegli effetti siano la normalità e non l’eccezione?

Insomma, brutto dirlo perché si muore ancora per colpa di questo maledetto virus, ma l’umanità potrebbe cogliere l’occasione di cominciare una nuova fase. Certo, lo scetticismo c’è, però con una classe politica responsabile, non legata esclusiviamente all’economia e al breve termine, si potrebbe cambiare passo. Ma la domanda sorge spontanea: esiste?

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò