Coronavirus, stiamo vivendo la (pericolosa) fase del ‘superficialismo’

Sensazione. Più passano i giorni e più noto un pensiero ricorrente sia sui social media che ‘de visu’, ovvero che quanto accaduto solo poche settimane fa circa l’epidemia del coronavirus sia stato ‘ingantito’.

Sto leggendo e ascoltando ‘la qualunque’: come se ‘i poteri forti’ si fossero inventati tutto per piazzare il vaccino, per far collassare le economie (a quale pro?), ecc. Poi, per alcuni il mostro ha il nome di Bill Gates. Assurdo. Insomma, alla diminuizione dei contagi e delle vittime sta corrispondendo un incremento dei ‘superficialisti‘.

Passeggiando, poi, è evidente che la gente indossi la mascherina più per timore di una multa che come misura per proteggere se stessi e gli altri. E spesso vedo persone che la tengono sul collo anche quando ne incrociano altre. Né più né meno dello stesso motivo per cui si allacciano le cinture di sicurezza in auto.

Chi, invece, ricorda che il virus c’è ancora, che può darsi che sia l’estate a renderlo meno aggressivo come ogni virus di stampo respiratorio (anche se questo è messo in dubbio ormai da vari esperti e studi), che ritiene che solo con il vaccino e/o una terapia ad hoc si potranno fare sonni tranquilli, è visto con sguardo sospetto, come se fosse un ‘credulone’, un ingenuo.

Ecco perché ho sempre meno fiducia nei confronti della massa che si lascia trasportare da ciò che vuole credere e che rifiuta ogni altra cosa che possa minare il suo equilibrio. Era successo agli inizi dell’epidemia, quando si diceva che il Covid-19 era una «normale influenza» (anche per colpa di qualche virologo che lo diceva in televisione) e che «tanto muoiono solo gli anziani e per giunta già malati».

E no, questa è una convinzione che non mi piace. Perché non abbiamo vinto la guerra contro il Sars-CoV-2. Ci siamo nascosti per molto tempo, abbiamo di certo contribuito alla diminuzione del tasso di contagio, così come ora i medici e gli scienziati ne sanno molto di più su come affrontare i sintomi dell’infezione.

Però, non siamo arrivati al capolinea della pandemia. La mia non è paura ma analisi obiettiva dei fatti, seppur divisiva. Non scrivo che bisogna vivere nel timore che tutto possa tornare come prima (perché, per i motivi appena elencati, dubito che possa succedere quanto avvenne con la seconda ondata della Spagnola nel 1919) ma che occorre tenere la guardia alta. Anche un solo ricoverato, anche un solo morto, è una sconfitta, visto ciò che sappiamo. Può succedere ma sarebbe imperdonabile che ciò avvenga perché si pensa che sia tutto finito.

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò