George Floyd e il razzismo ignorante: ma dagli USA arriva anche una speranza

George Floyd è stato torturato per 8 minuti e 46 secondi. Le immagini, che hanno fatto il giro del mondo, non raccontano altra verità che questa. E non importa il motivo per cui era stato fermato da quei ex poliziotti. Si è trattato di un crimine a sfondo razzista per cui l’auspicio è che ci sia una condanna esemplare, la pena massima per l’omicidio di secondo grado e per il concorso, ovvero 40 anni. Certo, io sarei per l’ergastolo ma l’accusa è quella e, almeno, la speranza è che, quando ci sarà il processo, si arrivi al massimo della pena.

Premesso ciò, in relazione al caso in sé, quanto sta succedendo negli Stati Uniti d’America dal 25 maggio è di non facile comprensione per chi non conosce la situazione sociale che c’è lì. O meglio, per un italiano è difficile immedesimarsi in chi va in strada e protesta in nome dello slogan: «Non c’è pace senza giustizia».

Un esempio. In uno degli episodi della nuova stagione di Dead to me, una serie su Netflix, a un tratto una protagonista dice all’altra, commentando lo stop prossimo da parte di una pattuglia della polizia: «Che vuoi che ci facciano, siamo due bianche in una Mercedes». Ebbene, in questa semplice frase, che può sembrare una battuta, c’è la ragione per cui si sta protestando. La differenza di trattamento tra un bianco e un nero. Una consapevolezza drammatica che è così radicata da diventare un elemento di satira politico – sociale.

Ed è assurdo che ciò avvenga in un Paese che spesso viene descritto come la culla della democrazia. In un Paese dove il razzismo è ancora più inconcepibile per il semplice fatto che parliamo di afroamericani, ovvero di gente che stanno negli USA da quando gli USA esistono, così come i bianchi. Perché sì, anche quest’ultimi sono di importazione, mai dimenticarlo.

Insomma, il razzismo negli Stati Uniti d’America ha una giustificazione che riesco a capire solo se lo inserisco nell’ambito della cattiveria e dell’ignoranza. E i cattivi vanno sradicati e gli ignoranti allontanati da ogni posizione di gestione della società, tra cui rientra naturalmente la Polizia.

Però, bisogna ammettere che dai video delle proteste si nota una speranza. A manifestare non sono soltanto i neri ma anche i bianchi, soprattutto giovani. A differenza di qualche decennio fa, infatti, i secondi scendono in strada per difendere i diritti dei primi, perché sanno di essere un unico popolo e che le differenze sono al di fuori di ogni logica.

Ora, in quei poliziotti ho anche visto lo stesso atteggiamento dei nazisti nei confronti degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Quei quattro hanno trattato George Floyd come un oggetto di alcun valore, defraudato della sua dignità di essere umano. Non c’è alcuna differenza.

Infine, perché quella gente che ha ripreso la tortura non ha fatto nulla? Mi sono dato una risposta che ‘tocca’ il relativismo culturale. Ovvero, negli USA c’è la paura per il poliziotto del singolo. Teme, visto ciò che spesso succede, che opporsi significa rischiare finanche di perdere la vita. Da qui la motivazione del non intervento fisico ma solo verbale e documentale.

Se fosse successo in Italia? Innanzitutto, per fortuna, nel nostro Paese il razzismo è un fenomeno circoscritto, a volte più verbale che fattuale (ma ovviamente sempre da condannare). Poi, il nostro rapporto con la Polizia e, più in generale con le forze dell’ordine, al netto dei centri sociali e dei movimenti estremisti e anarchici, è di rispetto. Di conseguenza, un gesto del genere non lo avremmo tollerato e qualcuno, ne sono certo, sarebbe intervenuto. Insomma, non perché negli USA sono ‘vigliacchi’ e noi ‘coraggiosi’ ma perché in Italia è inammissibile assistere a una scena come quella, mentre negli Stati Uniti d’America non è la prima volta che succede e la paura di un’immediata ritorsione è tanta. Da qui le proteste. Da qui la lotta per un’altra America e sarebbe ora.

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò