La Casa di Carta 3: perché l’ispettrice Sierra è un nemico ostico per il Professore

Sulla terza parte della Casa di Carta si sprecano le recensioni. Ecco perché non ne voglio scrivere un’altra: sarebbe il classico post ‘trito e ritrito’.

C’è, però, un tema su cui ho deciso di buttare giù qualche parola, o meglio un personaggio: l’ispettrice Alicia Serra, interpretata dalla bravissima Najwa Nimri.

Sì, perché la terribile e temibile antagonista della banda del Professore mi ha affascinato come solo i personaggi ‘cattivi’ sanno fare (certo sa ‘strano’ definire ‘cattivo’ un detective che si contrappone a dei rapinatori… ma la Casa de Papel ha ribaltato i ruoli).

Premesso che da adesso in poi entro in fase spoiler, il primo pensiero che mi è balenato in testa dopo la conclusione della stagione è stato questo: il Professore (metafora della ragione) è stato ‘sconfitto’ dal male così cervellotico da non essere prevedibile da chi ha da sempre goduto dei benefici del rapporto causa – effetto basato sui protocolli.

In poche parole, il peggior nemico della ragione è il male che va oltre le regole pur di raggiungere il suo obiettivo perché sfugge da ogni prevenzione logica.

Il Professore, in effetti, decide di passare alla ‘guerra’ con conseguenti vittime (determinando una possibile spaccatura nell’opinione pubblica) perché beffato dall’ispettrice Sierra, per di più con un metodo che aveva appena utilizzato, ovvero l’inganno perpetrato dall’immaginazione quando le orecchie sentono ma gli occhi non vedono. E tutto questo perché l’ispettrice ha toccato il punto debole di ogni uomo: il sentimento, il coinvolgimento emotivo che ogni elemento della banda avrebbe dovuto tenere lontano sin dal colpo alla Zecca ma non ci è riuscito perché fa parte della natura umana.

Insomma, l’ispettrice Sierra mi ha ricordato e molto il comportamento del diavolo Al Pacino nel famoso film con l’avvocato Keanu Reeves e con l’angelica Charlize Theron… non trovate?

 

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò