Non è il momento di festeggiare ma di prepararci alla seconda ondata

Oggi, lunedì 18 maggio, primo giorno della #ripartenza, si fa un gran parlare delle mascherine, considerate da molti un fastidio, soprattutto per via della stagione calda entrata già prepotentemente, specie al Sud.

Tuttavia, c’è subito un fatto che mi preme rimarcare: non abbiamo sconfitto il Sars-CoV-2. Questo succederà solo quando sarà trovato un vaccino per prevenire i suoi attacchi o una terapia per curare i suoi effetti. Inoltre, non bisogna dimenticare cosa è successo in ogni giorno precedente a oggi: l’emergenza negli ospedali, le tante vittime, i sacrifici di ognuno di noi stando a casa e lontano da familiari e amici… Insomma, attenzione a ‘superficializzare’ l’attualità perché il rischio che corriamo è peggiore di quanto abbiamo già vissuto.

Inoltre, dobbiamo tenere conto sia della Storia che della Scienza. Da un lato, la memoria deve andare all’influenza spagnola che ha causato milioni di vittime in tre diverse ondate: primavera 1918, autunno 1918 e inverno 1919. Dall’altro, molti esperti sono concordi sul fatto che una seconda ondata ci sarà ma non si può stabilire il quando. Ovvero, non si sa, come detto da Hans Kluge (OMS), se il nuovo coronavirus sia endemico o stagionale. E se dovesse rientrare nel secondo caso, l’infezione potrebbe ripartire in inverno e, per lo più, in concomitanza con i contagi dell’influenza stagionale, mettendo ancora di più sotto pressione il sistema sanitario.

Alla luce di ciò, non siamo nel momento di festeggiare alcunché né di lamentarci dell’uso della mascherina o dei distanziamenti sociali. In poche parole, compito dell’attuale Governo è anche preparare un piano per la seconda ondata così da non essere impreparati in caso di nuova emergenza. Il nostro, invece, è quello di ridurre le occasioni di contagio e, piaccia o non piaccia, indossare una mascherina rientra tra gli strumenti da utilizzare, anche se è ancora più fastidiosa in estate. Ma meglio prevenire che curare, no? Meglio sopportare un diagio che rischiare un’infezione che, come sappiamo, può mettere a repentaglio la vita di anziani e di chi, in generale, ha un sistema immunitario compromesso, giusto? Insomma, resistere è la parola d’ordine, in attesa che la scienza faccia il suo corso e non c’è resistenza senza sacrificio.

Poi, è chiaro che compito dell’Esecutivo è prendersi cura non solo della salute ma anche della vita economica di ogni italiano, evitando ogni atteggiamento permaloso e la propensione ad occuparsi dell’emergenza solo nel brevissimo termine perché in questo modo non si fa altro che perdere tempo. E non va bene.

Quindi, evitiamo di intasare i social media con stupide raccolte firme per chiedere alle Regioni di non rendere obbligatorie le mascherine, almeno all’aperto (qui il principio è evidente: va messa quando siamo in mezzo alla gente). L’emergenza non è affatto finita. La guerra continua e stiamo ‘semplicemente’ vivendo in mezzo a una tregua.

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Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò