Se non ti avessi conosciuto, su Netflix un gioiello catalano tra dramma e fantascienza

Su Netflix ci sono tanti gioielli, più o meno nascosti, come Se non ti avessi conosciuto, serie catalana, con Pablo Derqui, Mercedes Sampietro e Andrea Ros, diretta da Kiko Ruiz Claverol.

La trama sintetica che si legge sulla piattaforma dice: “Eduard, padre e marito che perde la famiglia in un incidente, attraversa universi paralleli in cerca di un destino migliore per l’amata moglie“.

Sì, perché si tratta di un dramma fantascientifico e romantico che gira attorno ai tanti se che s’imbattono sulle esistenze di ogni essere umano, soprattutto in relazione ai momenti più tristi e imprevisti, come la perdita dell’intera famiglia di Eduard in seguito a una sua apparente e banale scelta: con quale auto andare a un importante convegno di lavoro? con la sua che le ha chiesto la moglie la sera prima per accompagnare i figli a scuola o con quella della donna che da giorni dà qualche problema?

Ora, vi avverto: il primo episodio è lento ma dolce e tragico allo stesso tempo e Pablo Derqui è riuscito nel difficile intento di trasferirlo agli spettatori perché è condiviso, spiazzante e struggente (straordinari anche tutti gli altri interpreti ed è sfida ardua non innamorarsi di Andrea Ros).

Dal secondo fino al decimo, invece, il ritmo è serrato, i dialoghi intensi e dopo ogni ora c’è il colpo di scena da bocca aperta che rende le notti insonni perché ci vuole tanta forza per evitare di non guardare il successivo, altrimenti si rischia di non dormire lo stesso per la curiosità.

È vero che dopo un po’ si capisce chi sia la ‘misteriosa’ dottoressa Liz Everest ma ciò non determina alcun cedimento nell’effetto dello sbigottimento che è l’ingrediente principale con cui si distinguono le serie buone da quelle cattive.

Se non ti avessi conosciuto, poi, è un’altra serie che dimostra che in Spagna – e, in questo caso, in Catalogna – ci sanno fare. Lo abbiamo cominciato a imparare con La Casa di Carta e, ve lo assicuro, ne avrete conferma con questo prodotto delicato e, perché no, capace anche di cambiare la percezione nei confronti della vita da parte di chi lo vede in modalità catartica. È alto, infatti, il ‘rischio’ di interrogarsi sull’essenza del tempo: esiste o è una semplice misura dell’agire umano, per cui passato e futuro non sono che memoria e aspettativa?

Infine, la colonna sonora è toccante ed azzeccata e le due canzoni simbolo della serie sono splendide. Quindi, con al fianco non uno ma dieci pacchi di fazzoletti, concedete al vostro lato esistenziale e filosofico di nutrirsi di questa piccola ma grande storia catalana, in cui l’amore ha un quid di dantesco (sì, dopo aver concluso la serie, vi tornerà in mente l’ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia).

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò