The Silence, la recensione del film di Netflix con Stanley Tucci e Kiernan Shipka

The Silence Netflix

A volte quando un film non dura troppo è una cosa buona così va dritto al sodo senza perdersi in lungaggini inutili. Altre volte, però, non è così ed è questo il caso di The Silence, appena sbarcato su Netflix.

Sì, perché il film diretto da John R. Leonetti (noto per essere stato il direttore della fotografia di molti prodotti di successo, come The Mask e The Conjuring) avrebbe dovuto approfondire meglio alcune tematiche non affrontate per nulla o troppo velocemente, come l’incidente che ha causato la sordità della protagonista (Kiernan Shipka, Le terrificanti avventure di Sabrina) o l’incontro con l’inquietante setta di estremisti religiosi (che sono riusciti nell’impresa di infastidire più degli uccellacci provenienti da una caverna sotterranea).

La trama si può sintetizzare con le stesse parole usate da Netflix: “Con il mondo assediato da creature letali che cacciano usando l’udito, un’adolescente e la sua famiglia cercano rifugio fuori città e incontrano una setta misteriosa“. Insomma, la regola fondamentale per sopravvivere è non fare rumore che, naturalmente, ricorda il bellissimo A Quiet Place diretto e con John Krasinski e la moglie Emily Blunt, con cui ogni tipo di paragone è impietoso. Ma riecheggia anche il non vedere di Bird Box con Sandra Bullock, sempre presente sul catalogo Netflix.

Eppure, il cast di The Silence non è niente male. Oltre alla già citata Shipka, infatti, c’è soprattutto Stanley Tucci, vincitore di due Golden Globe e candidato all’Oscar come migliore attore non protagonista per Amabili resti del 2009. Ma c’è pure John Corbett, notissimo per Il mio grosso grasso matrimonio greco, il cui personaggio eroico avrebbe meritato qualche minuto in più; e Miranda Otto, la principessa Éowyn di Rohan nella trilogia di Peter Jackson de Il Signore degli Anelli, nonché Zelda Spellman nelle terrificanti avventure di Sabrina.

The Silence Netflix

Però, come scritto, il film lascia l’amaro in bocca, nonostante le premesse che incutono una certa curiosità ma con qualche assurdità/banalità che, magari nel libro da cui è tratto (scritto da Tim Lebbon e uscito nel 2015), si saranno avvertite meno. Non si capisce, ad esempio, perché gli automobilisti in mezzo al traffico suonino il clacson dopo avere appreso dalle autorità che non bisogna fare alcun rumore o perché, prima di salire a bordo con il cane di famiglia, non si sia pensato di portare con sé una museruola per limitare l’abbiare dell’animale…

Poi, l’avvento della setta religiosa di stampo cristiano sembra finanche volere introdurre una sorta di morale, cioè che bisogna avere più paura degli estremisti di natura umana che dei mostri che sembrano pipistrelli ma non lo sono (e non ci è dato sapere come abbiano fatto a sopravvivere in quella proporzione per tantissimi anni nelle profondità degli Appalachi). Tuttavia, anche in questo caso, lo scorrere degli eventi è stato piuttosto sbrigativo e ai limiti dello splatter tarantiniano, compreso qualche sorriso di certo non preventivato dagli autori dello script.

Ora, se non fosse stato per A Quiet Place e Bird Box, magari avremmo potuto (forse) dare almeno la sufficienza a The Silence per via dell’espediente del disuso forzato di uno dei cinque sensi. Invece, visti i predecessori, il film di Leonetti resta intrigante solo se ci si sofferma al trailer… Un’occasione sprecata.

Il trailer:

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò