Wuhan mette al bando il consumo di animali selvatici: lezione imparata?

Dalle tragedie bisogna trarre lezioni affinché non possano riaccadere. Figuriamoci, se non occorre fare il tutto possibile per evitare che una pandemia come quella attuale si ripeta in futuro. Ebbene, sembra che a Wuhan, la città cinese di cui non dimenticheremo mai il più nome, stiano imparando dagli errori commessi.

Lì, infatti, è stato vietato il consumo di animali selvatici, una pratica che, secondo molti, potrebbe essere all’origine della diffusione del SARS-CoV-2 prima in Cina e poi nel resto del mondo. Si tratta di una legge che è entrata in vigore mercoledì scorso, 13 maggio, come riportato dal Daily Mail, e ha una data di scadenza: cinque anni (magari, con la speranza che qualcuno, in questo modo possa rinunciare in maniera definitiva a seguire un’alimentazione risultata dannosa).

Facendo un passo indietro, nel gennaio scorso gli esperti in Cina dissero che il virus, molto probabilmente, era finito negli esseri umani tramite gli animali selvatici venduti come cibo nel mercato di quella città con 11 milioni di abitanti, ovvero il Huanan Seafood Wholesale Market, chiuso il 1° gennaio. Lì si vendevano non solo frutti di mare ma anche animali selvatici vivi, come volpi, coccodrilli, cuccioli di lupo, salamandre giganti, serpenti, ratti, pavoni, istrici, koala, pipistrelli…

Insomma, da lì sarebbe cominciato il caos globale con quasi 5 milioni di infetti e oltre 320mila persone decedute. Già a marzo, la provincia di Huabei, di cui Wuhan è la capitale, ha approvato una legge per vietare completamente il consumo di animali selvatici, compresi quelli allevati. Il mese prima, invece, il governo centrale cinese aveva bloccato tutti gli scambi e i consumi di animali selvatici con una legge temporanea ma senza specificare se riguardasse anche quelli d’allevamento.

Ora, questa nuova direttiva di Wuhan riprende e rafforza la legislatura varata dal governo provinciale ed è successiva a un’altra legge che ha l’obiettivo, tramite piani di acquisizione e aiuti finanziari, di aiutare gli allevatori di animali selvatici a dedicarsi ad altre attività.

Nel dettaglio, il regolamento riguarda la fauna selvatica: vieta il consumo di ogni animale selvatico di terra e delle specie acquatiche selvatiche in via di estinzione e protette. Inoltre, è proibita la caccia di animali selvatici, mentre gli scienziati dovranno ottenere licenze speciali per poterli utilizzare come cavie nei laboratori a fini di ricerca.

Poi, non è neanche permesso l’allevamento artificiale di animali selvatici terrestri e di specie acquatiche selvatiche protette a livello nazionale per il consumo umano, così come è vietato il trasporto e il commercio.

La legge, poi, proibisce ai cittadini di incoraggiare o di persuadere gli altri a mangiare o a condurre scambi illegali di animali selvatici. Tali attività comprendono anche gli annunci pubblicitari e la pubblicazione di ricette.  Naturalmente, come ogni legge si rispetti, sono previste delle sanzioni.

A livello nazionale, il governo di Pechino deve ancora rivedere la sua legge sulla protezione degli animali selvatici ma il divieto temporaneo è stato «essenziale» e «urgente» per aiutare il Paese a vincere la sua guerra contro il nuovo coronavirus, come scritto dalla stampa locale.

Sia chiaro, l’origine certa del Sars-CoV-2 resta non confermata. Gli esperti ipotizzano che abbia avuto origine nei pipistrelli o nei serpenti o nei pangolini o in altri animali. Poi, come scritto poco su, si pensa che gli esseri umani abbiano contratto il virus nel mercato di Wuhan. In attesa di certezze – sarà la Storia a dircelo, speriamo quella più prossima –  la decisione della città cinese è senza dubbio da lodare… a meno che non sia tutta propaganda per nascondere le origini del virus secondo altre teorie, come quella che sostiene che ci sia stato un errore umano nei laboratori dell’Istituto di Virologia della città cinese ma questo è un altro discorso…

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Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò