È in programmazione su Sky e Now il film 1918 – I giorni del coraggio (Journey’s End), uscito nel 2017 e diretto da Saul Dibb, con protagonisti Sam Clafin, Asa Butterfield e Paul Bettany.

Innanzitutto, il film non è uscito nei cinema italiani ma solo in streaming e in DVD il 2 settembre 2020.

La pellicola bellica, che ha il pregio – come 1917 di Sam Mendes – di occuparsi (finalmente) della Grande Guerra, racconta i sei giorni di un battaglione dell’esercito britannico, alla vigilia dell’Offensiva di Primavera, ovvero l’ultimo e sanguinoso tentativo dell’esercito tedesco di rovesciare la situazione a proprio favore.

La vicenda si svolge in una trincea nel territorio di Aisne, a nord di Parigi, in Francia. L’azione parte con il 2° tenente Raleigh (Asa Butterfield, Il bambino con il pigiama a righe e Hugo Cabret) che si fa assegnare al battaglione dell’amico d’infanzia Stanhope, fidanzato della sorella. Quest’ultimo, però, è un uomo cambiato dalla guerra: beve, è scontroso, tratta male i suoi soldati (ma li difende di fronte ai superiori).

Il film, dalla durata di 107 minuti, ha il pregio di descrivere psicologicamente il dramma della Prima Guerra Mondiale all’interno di una trincea in una situazione di stallo. Sì, perché il nemico è a 50 metri di distanza e basta una testa che va al di là pochi centrimetri dal fosso della trincea per rischiare di essere colpiti e uccisi. Si tratta di una situazione che logora più il cervello che il corpo a tal punto da desiderare persino di ricavare una ferita, anche brutta, per finire anzitempo la guerra e tornare a casa.

1918 è anche il film dove si avverte la principale caratteristica della Grande Guerra: il ‘macello’ di esseri umani. Soldati giovani che combattono senza sapere il perché e che muoiono a migliaia per conquistare solo pochi metri in una ‘partita della morte’ a due fasi: la difesa e l’attacco. Un ‘macello’ che è pianificato dagli alti ufficiali che risiedono lontano dalle trincee e che comandano blitz ‘kamikaze’ come se spostassero le pedine di una scacchiera.

Tutti temi affrontati con delicata crudezza e spietatezza dal film di Saul Dibb, il regista britannico de La Duchessa (2008) e Suite francese (2014). Perché, per fare un buon film di guerra, non servono sempre e soltanto le battaglie ma anche la narrazione dell’impatto che ha sulle anime dei soldati delle prime linee.

Voto: 7/10.

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