Entro giovedì 8 aprile l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) si pronuncerà per la seconda volta sulla correlazione tra il vaccino di AstraZeneca e i casi di trombosi segnalati in vari Paesi.

E già il fatto che ci debba essere un altro intervento dimostra che un problema con Vaxzevria c’è. Inoltre, sostenere che le trombosi siano rare e che il rapporto benefici – rischi soa sempre positivo non è più una narrazione soddisfacente.

Perché, nonostante ci sia una bassa percentuale di beccarsi una reazione avversa (e potenzialmente fatale), non si può dire alla gente di non avere timore. Perché, così come si gioca ugualmente una colonna del Superenalotto per vincere milioni di euro seppur le possibilità siano pochissime, non si può escludere del tutto che si possa stare male dopo la somministrazione del vaccino.

Da rimarcare, poi, le parole chiarissime di Marco Cavaleri, responsabile della strategia sui vaccini di EMA, intervistato da Il Messaggero: «Ora è sempre più difficile affermare che non vi sia un rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione con AstraZeneca e casi molto rari di coaguli di sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine».

Cavaleri ha spiegato che il lavoro di valutazione è ancora «lontano dall’essere concluso», «questa settimana inizieremo a dare delle definizioni preliminari, ma difficilmente arriveremo a indicare dei limiti di età come hanno fatto vari Paesi. Per la semplice ragione che noi siamo un’agenzia regolatoria e dobbiamo avere dati molto precisi sul rapporto rischio-benefici», «le agenzie di salute pubblica che gestiscono le varie campagne di vaccinazioni hanno diverse opzioni a disposizione e possono usarle come meglio ritengono».

«Stiamo cercando di avere il quadro preciso di cosa succede, di definire nel dettaglio questa sindrome dovuta al vaccino».

Cavaleri ha poi aggiunto: «ormai possiamo dirlo, è chiaro c’è una associazione con il vaccino. Cosa causi questa reazione, però, ancora non lo sappiamo». «In sintesi: nelle prossime ore diremo che il collegamento c’è, come questo avviene dobbiamo però ancora capirlo».

Cavaleri ha confermato, infine, che il rapporto rischi benefici resta ancora a favore del vaccino, «poi andremo a vedere più nel dettaglio le varie fasce di età. Le giovani donne, spesso protagoniste dei casi di trombosi, patiscono meno l’effetto del Covid, dovremo valutare dunque il rapporto rischi-benefici per loro. Non dimenticando che anche le giovani donne finiscono in terapia intensiva per Covid. Dunque servirà un lavoro molto meticoloso per capire se il rapporto rischi benefici è a favore del vaccino per tutte le età».

La sensazione è che EMA si pronuncerà per raccomandare una limitazione d’età della somministrazione del vaccino di AstraZeneca.

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