Torno a parlare del vaccino di AstraZeneca, il Vaxzevria. Perché, pur essendo un convinto SìVax, ciò non significa che non bisogna porsi delle domande e cercare delle risposte.

Ebbene, mi hanno colpito le parole pronunciate da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, a Casa Minutella, il talk show condotto da Massimo Minutella su BlogSicilia e di cui faccio parte come parte della redazione.

Cartabellotta, infatti, con estrema chiarezza ha spiegato il vero senso del concetto del rapporto benefici/rischi. Cioé, nel caso del vaccino di AstraZeneca, se prendiamo in considerazione la fascia d’età più anziana, quella degli over 60, allora tale rapporto è positivo perché è assai più probabile prendersi il Covid-19 con tutte le conseguenze gravi del caso (morte compresa) che essere vittima di un evento tromboembolico.

Invece, citando uno studio dell’Università di Cambridge, Cartabellotta ha spiegato che il rapporto benefici/rischi si assottiglia nelle fasce più giovani, semplicemente perché è risaputo che è assai meno comune che un giovane si ammali gravemente di Covid-19, mentre le trombosi si sono verificate soprattutto nei soggetti under 60.

Cartabellotta, inoltre, ha detto che il termine «uso preferenziale», presente nella circolare del Ministero della Salute a proposito sempre del vaccino di AstraZeneca, «non significa nulla». Anche perché raccomandare significa lavarsi le mani come Ponzio Pilato e dare, quindi, agli operatori sanitari la scelta se vaccinare o meno con Vaxzevria i soggetti non anziani, prendendosi le responsabilità conseguenti (al netto dello scudo penale).

In conclusione, non vorrei che si stesse facendo una gran confusione sull’uso del vaccino di AstraZeneca, di certo efficace ma non sicuro al 100% per tutti. Oppure, comunicare questa verità sostanziale dei fatti così come si deve fatto non avviene perché nei magazzini ci sono troppe dosi di questo farmaco?

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