Dopo il pronunciamento di ieri sera dell’EMA, sterile perché ha sì ribadito il legame tra le trombosi «rare» e il vaccino di AstraZeneca ma non ha disposto alcuna misura di indirizzo, ecco arrivare una circolare del Ministero della Salute che mette ancora più confusione.

Il dicasero, infatti, raccomanda l’uso «preferenziale» di Vaxzevria «nelle persone di età superiore ai 60 anni”, tenendo conto del “basso rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico a fronte della elevata mortalita da Covid-19».

Inoltre, chi ha già ricevuto la prima dose del vaccino di AstraZeneca, potrà completare il ciclo, assumendo la seconda.

Dove sta la confusione? Tutta nel termine preferenziale, rimarcando che si tratta di una raccomandazione che, in quanto tale, può essere seguita o disattesa senza conseguenze.

E io immagino il povero operatore sanitario che, quando si troverà di fronte magari una donna di 59 anni, dovrà prendersi la responsabilità se inoculare AstraZeneca o meno, dovendo anche fare i conti con i timori legittimati dal disastro comunicativo delle autorità sanitarie e dell’azienda farmaceutica stessa.

Ciò che pare mancare è, infatti, il coraggio: o di sostenere che quel vaccino sia sicuro per tutti o soltanto per una determinata fascia d’età e/o genere sessuale. Mentre sia l’EMA che, di converso, il Ministero della Salute, hanno deciso di trincerarsi in una posizione degna da Ponzio Pilato.

E tutto questo naturalmente crea un danno alla campagna di vaccinazione, allontanando l’obiettivo del Governo Draghi di 500mila vaccini al giorno perché le disdette si moltiplicano di giorno in giorno.

La salute, infine, non può sottostare alle leggi di una ‘roulette russa’.

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