Essere padri non giustifica che il proprio figlio venga difeso senza se e senza ma e diffondendo messaggi negativi come ha fatto Beppe Grillo, papà del MoVimento 5 Stelle.

Ora, è chiaro che saranno i giudici a decidere se Ciro Grillo e gli altri abbiano davvero commesso la violenza sessuale di cui sono accusati. Però, è inaccettabile che Grillo, nel suo video, abbia usato anzitutto queste parole: «non c’è stato niente perché chi viene stuprato e fa una denuncia dopo 8 giorni vi è sembrato strano».

Anzi, Beppe Grillo, con queste sue parole, ha proprio dimostrato perché le donne che subiscono le violenze tardano a denunciare o non denuncino affatto, cioè l’essere giudicate pur essendo vittime.

Un’accusa di stupro, infatti, non viene meno se una donna decide di denunciare giorni dopo la tortura fisica e psicologica che ha subito. E non è una questione di una settimana, di un mese o di un anno. Una donna è libera di denunciare quando vuole: le violenze non hanno scadenza. Ecco perché, si può dire serenamente, quanto detto da Grillo fa schifo e va evidenziato e condannato.

Secondo aspetto: l’ipocrisia del giustizialismo. Ovvero, il MoVimento 5 Stelle si è sempre contraddistinto nel volere le teste dei politici accusati prima delle sentenze passate in giudicato. Poi, però, il fondatore del M5S chiede che ciò non debba avvenire per il figlio. Ci mancherebbe. Ma dovrebbe essere sempre così e non soltanto quando conviene.

L’unica cosa che bisogna augurarsi è che la Giustizia faccia il suo corso. Ed evitare certe frasi orrende e certe ipocrisie imbarazzanti.

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