Dal Myanmar, l’ex Birmania, una bruttissima storia che meriterebbe un’azione concreta da parte delle Nazioni Unite e non le solite condanne di circostanza che non portano a nulla.

Una bambina di sette anni, Khin Myo Chit, è stata uccisa a Mandalay. Come riportato sul DailyMail, alcuni testimoni hanno riportato che la piccola è stata raggiunta da colpi di arma da fuoco all’interno di casa sua.

Secondo il notiziario locale Myanmar Now, la sorella della piccola ha raccontato che le forze di polizia avrebbero voluto sparare al padre ma hanno colpito la bambina che si era seduta sulle sue ginocchia. Nella stessa borgata sono stati uccisi altri due uomini.

Come scritto da me su BlogSicilia.it, la sorella ha raccontato alla BBC che gli agenti di polizia hanno perquisito tutte le case a Mandalay: «Hanno preso a calci la porta di casa nostra – ha raccontato la 25enne May Thu Sumaya – quando la porta è stata aperta, hanno chiesto a mio padre se ci fossero altre persone in casa». Il genitore ha detto di no e non è stato creduto, per cui i poliziotti hanno cominciato a perquisire la casa. La bimba, a quel punto, è corsa dal padre per sedersi sulle sue ginocchia e le forze dell’ordine l’hanno uccisa.

Save The Children ha riportato ieri, martedì 23 marzo, che almeno 20 bambini sono stati uccisi durante le azioni di repressione delle forze militari contro i manifestanti.

Le autorità birmane, infatti, usano anche la forza letale per interrompere le manifestazioni organizzate contro il colpo di stato militare del mese scorso e contro la detenzione di Aung San Suu Kiy, premio Nobel per la pace nel 1991.

Infine, i militari sostengono che il bilancio totale delle vittime è di 164 ma l’Associazione di Assistenza per i Prigionieri Politivi (AAPP) dice che i morti sono almeno 261. Un bilancio che, però, peggiora di ora in ora. E il mondo? Si limita alle condanne verbali…

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