Che male c’è a piangere quando si lotta contro la schiavitù nei campi?

Teresa Bellanova, prima di essere la ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali, è un essere umano. E, in quanto essere umano, prova emozioni.

Ieri, durante la conferenza stampa per presentare il tanto atteso e agognato DL Rilancio, Bellanova si è commossa quando ha affrontato il tema dell’emersione dei lavoratori agricoli e domestici, di cui fanno parte anche 200mila migranti.

Ora, criticare la ministra perché si è commossa è ingiusto. Innanzitutto, perché Bellanova ha passato giorni tormentati, avendoci messo la faccia su questo punto del DL, incassando all’inizio il niet e la stizza del MoVimento 5 Stelle. Inoltre, il lungo parto del DL è di certo anche addebitabile alla proposta della ministra, riflesso nell’Esecutivo di Italia Viva. Insomma, in quelle lacrime non ho visto soltanto le conseguenze di Bellanova in quanto sindacalista ma anche delle pressioni ricevute, dentro e fuori il Consiglio dei Ministri.

Sulla commozione la stessa Bellanova a 24 Mattino su Radio 24 ha detto: «So che i sentimenti sono un fatto privato ma ci sono momenti in cui non si riesce a governarli e per me ieri è stato uno di questi. Siamo il frutto della nostra storia, chi non sente questo agisce da mestierante. Io nella mia vita ho avuto momenti difficili ma anche la fortuna di fare le cose con grande passione e ieri tutto questo si è palesato in un momento in cui ero nella condizione di poter dire che si migliorava la vita degli altri».

Ora, il punto è un altro. Giusto legalizzare 200mila migranti. Sì, lo è. Perché, come scritto all’inizio per quanto concerne le emozioni, siamo esseri umani e, in quanto tali, visto che possiamo, non dobbiamo permettere a nessuno la schiavizzazione, altrimenti nota come caporalato.

Insomma, al di là dell’attuazione delle misure, è doveroso occuparsi delle sorti sociali ed economiche degli immigrati che si trovano già in Italia. Non farlo significa non solo abbandonarli a imprenditori senza scrupoli che sfruttano i loro bisogni ma anche toglierli – va detto senza filtri – dalla possibilità di compiere atti criminali per sostentarsi.

In poche parole, dei migranti non bisogna parlarne solo quando si trovano sui barconi. Troppo facile parlare di accoglienza e integrazione, sia da un lato che dall’altro della ‘barricata ideologica’, quando c’è da battagliare sui porti aperti e sulle rotte delle navi delle ONG, per poi dimenticarsi di quei poveri disgraziati quando mettono piede in Italia e devono affrontare la dura quotidianità.  Ovviamente meglio un immigrato che lavora con dignità e con la giusta retribuzione che uno che viene schiavizzato e umiliato perché non ha armi con cui difendere i propri diritti da essere umano.

Si tratta di un discorso di sinistra? No, macché. Si tratta di un discorso di buon senso e non faccio distinzioni tra italiani e stranieri perché diventano inutili quando si parla di chi vive in Italia. Inoltre, è giusto che lo Stato sia più forte del caporalato, come detto ieri sera dalla ministra. Perché lo Stato deve contrastare tutti i modi utilizzati dalle associazioni criminali per generare profitto, compresa la gestione della forza lavoro sommersa, di cui fanno parte anche tantissimi italiani indigenti. Magari, non sarà una misura bastevole ed è di stampo emergenziale ma è un inizio perché l’Italia è un posto in cui a ogni uomo va garantita la propria dignità non tanto con le belle parole quanto con i fatti.

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò