Il 26 dicembre 2019 sembrava essere un giorno come tanti per la dottoressa Zhang Jixian che si era recata nella casa di una coppia di anziani che lamentava febbre e tosse. La prima diagnosi intuitiva? Una ‘classica’ polmonite.

Eppure, quando la dottoressa osservò più attentamente le scansioni TC del torace dei due pazienti, capì che quelle infiammazioni non potevano derivare da virus comuni. Perché Zhang Jixian, durante l’epidemia di SARS del 2003, stava al ‘fronte’ e si occupava dei contagiati di Wuhan. Quindi, la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso dal noto la spinse a convocare il figlio della coppia e a sottoporlo a una TAC. Il risultato: anche i suoi polmoni presentavano le stesse anomalie di quelli dei genitori.

Il giorno dopo, il 27 dicembre, fu la volta di un altro paziente che si presentò in ospedale con tosse, febbre e con le stesse immagini TC dei polmoni degli altri tre. Le analisi del sangue confermarono poi la presenza di quattro infezioni virali in corso.

La dottoressa Zhang, consapevole che soltanto una malattia infettiva possa provocare più casi nella stessa famiglia, riportò quanto scoperto al capo dell’ospedale che, a sua volta, segnalò le infezioni diagnosticate al Center for Disease Control (CDC) del distretto di Jianghan.

In attesa di saperne di più dal CDC, la dottoressa Zhang non perse tempo e delimitò un’area in un reparto dell’ospedale per ricoverare quei quattro pazienti. Chiese anche ai colleghi di rafforzare le proprie misure di protezione. In soli due giorni, la dottoressa Zhang aveva già allestito un’area con rigide misure di isolamento con 9 letti e promosso l’acquisto di 30 tele da usare come ulteriori indumenti protettivi.

Alle 13.00 del 29 dicembre, il vicepresidente dell’ospedale riferì direttamente al Dipartimento di Controllo delle Malattie della Commissione sanitaria provinciale e comunale. Tra l’altro, sebbene il 29 dicembre fosse una domenica, il Dipartimento rispose immediatamente alle sollecitazioni dell’ospedale e giunse nella struttura per avviare l’indagine epidemiologica.

Alle 15.10 del 30 dicembre, la Commissione sanitaria di Wuhan emise un documento ufficiale: «l‘avviso di emergenza sulla segnalazione del trattamento della polmonite dalle cause sconosciute».

Il giorno dopo, l’ultimo dell’anno, la National Health Commission (NHC), l’organismo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese in materia di sanità pubblica, inviò a Wuhan un gruppo di lavoro e una squadra di esperti per condurre altre indagini in ospedale. Così ebbe, dunque, inizio ufficialmente il dramma sanitario, sociale ed economico che da lì a pochissimo si sarebbe diffuso in tutto il mondo.

La dottoressa Zhang Xijian, così come recita il racconto ufficiale della Cina, non è stata soltanto la prima professionista della salute a lanciare l’allarme su quelle strane polmoniti ma anche la prima a dedicarsi alla progettazione di un piano di soccorso per il contenimento dell’epidemia.

In virtù di ciò, nel febbraio 2020, il Dipartimento delle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale della provincia di Hubei premiò la dottoressa Zhang per il suo servizio esemplare, riconoscendone la leadership nella lotta contro il COVID-19. «Ho solo fatto quello che un medico dovrebbe fare, guidato dalla sua professionalità», commentò la cinese.

 

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