Ruggero Razza, assessore alla Salute della Regione Siciliana.

L’assessore alla Salute della Regione Siciliana Ruggero Razza si è dimesso. In una nota ufficiale ha affermato: «Come sempre, il fenomeno della lettura postuma delle captazioni può contribuire a costruire una diversa ipotesi che, correttamente, verrà approfondita dell’autorità giudiziaria competente individuata dal gip. Ma deve essere chiaro che ogni soggetto con l’infezione è stato registrato nominativamente dal sistema e nessun dato di qualsivoglia natura è mai stato artatamente modificato per nascondere la verità».

La notizia è nota ed è grave. Sarebbe stato alterato il flusso di informazioni per l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con lo scopo di non irrigidire le misure per il contenimento della diffusione del coronavirus in Sicilia.

Ci sono le intercettazioni come una conversazione tra l’assessore Razza e la dirigente regionale Letizia Di Liberti, finita ai domiciliari insieme al funzionario Salvatore Cusimano e al dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio MadoniaLetizia è inutile che facciamo stare in piedi sacchi vuoti… c’è stata una gravissima sottovalutazione e il dato finale di questa sottovalutazione di questa gravissima sottovalutazione è scritto in quegli indicatori, poi secondo me sono sbagliati perché mettono sullo stesso piano indicazioni diverse, però come avrai visto ci sono dei dati dove noi comunichiamo zero! … E chissà da quanto!».

E poi ci sono altre parole agghiaccianti scambiate tra Razza e Di Liberti: «Ma sono veri?». «Sì, solo che sono di 3 giorni fa». «E spalmiamoli un poco…”» I due qui hanno discusso del numero di decessi per il Covid-19.

Poi la dirigente Di Liberti dice a Razza: «Ah, ok allora oggi gliene do 1 e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché ieri il San Marco ne aveva avuti ieri altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene? Ok». «Ok». «Ciao, ci metto questi io».

Se fosse confermato, sarebbe un gioco di numeri imbarazzante, un fatto di gravità inaudita. Il primo pericolo che mi viene in mente dal contenuto delle accuse è trasmettere un messaggio sbagliato alla popolazione, cioè che il Covid-19 fosse meno violento di quello che veniva comunicato con ovvie conseguenze sull’atteggiamento quotidiano di difesa dal contagio. Perché è ovvio che più dici che l’epidemia sia meno grave rispetto altrove, più la gente si rilassa.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha detto: «Leggo dichiarazioni di rappresentanti delle istituzioni che fanno accapponare la pelle. Questa è una terra di giustizialisti, è una vergogna. Abbiamo visto quanti indagati poi sono usciti puliti da ogni vicenda, quindi calma». Esatto, certo. Non si condanna mai nessuno anzitempo. Ma le intercettazioni, ripeto, ci sono e fanno pensare e arrabbiare.

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