La vicenda dell‘imprenditore sardo Carlo Monni fa riflettere. L’81enne, infatti, è deceduto a causa del Covid-19 dopo averlo contratto al ristorante.

L’uomo aveva organizzato una festa di compleanno in un locale, con amici e familiari, approfittando dell’ultimo giorno di zona bianca (cioè senza restizioni). Tra l’altro, a Carlo Monni era stata anche somministrata la prima dose del vaccino.

Tuttavia, Carlo Monni è risultato positivo al coronavirus e, nel giro di due settimane, ha perso la vita, ricoverato all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari per una grave polmonite.

L’ATS (Azienda di Tutela della Salute) ha anche indagato e conteggiato 43 casi di positività associati alla festa al ristorante, di cui alcuni hanno avuto bisogno della rianimazione.

Premessa l’umana compassione per la vita, questa triste vicenda ci ricorda che la battaglia contro il Covid-19 è ancora lunga e che le chiusure dei ristoranti sono necessarie perché poi c’è chi non prende le misure dovute per evitare focolai come quello avvenuto in Sardegna.

È devastante naturalmente anche il dramma economico dei ristoratori (e non solo di loro) ma uno Stato non può ricorrere alla fiducia nei confronti della propria cittadinanza perché ci sarebbe sempre qualcuno pronto a non rispettare le misure più elementari.

Mai fare di tutta l’erba un fascio, sia chiaro. Ma come può lo Stato aprire i ristoranti se poi la cronaca documenta fatti come questi? Se bastano soltanto pochi giorni di ‘zona bianca’ per rimpiombare nell’emergenza, come dimostrato dal passaggio della Sardegna in zona rossa? C’è solo una strada: la campagna di vaccinazione di massa. Prima si raggiunge la soglia che serve, prima si pensa alle riaperture.

Rispondi