Su Sky e Now (senza TV, ha cambiato nome) è in programmazione anche Fukushima 50, il film del 2020 diretto da Setsurō Wakamatsu con Ken Watanabe (L’ultimo samurai, Inception, Godzilla, ecc.) e Koichi Sato.

Com’è facilmente intuibile dal titolo, il film racconta di quanto successo alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi in seguito al terremoto e soprattutto allo tsunami del 2011, basato sul libro di Ryusho Kadota, On the Brink: The Inside Story of Fukushima Daiichi.

Ebbene, guardare questo film è fondamentale per capire quanto il mondo avrebbe rischiato se un gruppo di dipendenti della centrale nucleare non si fosse prodigato, mettendo in pericolo le proprie vite, per evitare uno scenario catastrofico, peggiore di quello di Černobyl’ del 26 aprile 1986: evacuazione di 50 milioni di persone e distruzione di quasi tutto il Giappone orientale. In pratica, sarebbe stato un disastro apocalittico.

Ora, seppure la storia sia nota, è giusto non approfondire né le cause né le modalità con cui quei dipendenti hanno scongiurato l’inferno in Terra mentre noi guardavamo in televisione e su internet le immagini della devastazione causata dallo Tsunami e le esplosioni che avvenivano nella centrale nucleare.

E il film com’è? Beh, bello è. L’evento storico è descritto bene e non come un documentario perché al centro di tutto c’è l’uomo, fragile, impaurito, preoccupato per la propria famiglia ma coraggioso e con l’onore nel DNA tipico dei giapponesi.

Prova di tutto ciò sono i due protagonisti del film: da un lato il sempre bravissimo e ormai internazionale Ken Watanabe, nel ruolo di Masao Yoshida, il direttore della centrale nucleare, e l’espressivo Koichi Sato, nel ruolo di Toshio Isaki, responsabile di una delle unità. Poi, ci sono tutti gli altri, comprese le loro famiglie: mogli, figli, nonni… E lacrime, tante.

Gli effetti speciali che raccontano dapprima il terremoto (che avviene senza troppi preamboli), poi il maremoto (con l’onda alta che si vede da lontano come nel peggiore degli incubi) e le esplosioni delle varie unità della centrale nucleare, sono degni di nota e non hanno nulla da invidiare ai blockbuster statunitensi.

Il film ha una durata di 122 minuti ma non appesantisce: il ritmo c’è e l’interesse cresce seppur il finale sia noto, per fortuna l’happy end per l’umanità. Consigliato per saperne di più e per farsi un’idea sul rapporto benefici – rischi dell’energia nucleare.

Voto: 7/10.

P.s. La politica non ne esce bene da questo film e scoprirete perché…

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