Foto: Stringer/ Reuters

Essere umani dovrebbe significare anche permettere a tutti che lo possano essere liberamente. E attivarsi dovrebbe essere alla base della condivisione della vita nel Pianeta, consentendo a chiunque di godere dei diritti universalmente riconosciuti.

In Myanmar, ex Birmania, dove vivono 54milioni di abitanti, però, l’esercito del Paese, che ha preso con la forza il potere il 1° febbraio scorso, continua la sua repressione violenta contro i manifestanti che pretendono la democrazia e solo ieri, sabato 27 marzo, sono state uccise 114 persone, tra cui anche bambini.

Sì, c’è stata la condanna di 12 Paesi: Italia, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Australia, Canada, Germania, Grecia, Danimarca, Paesi Bassi e Nuova Zelanda. Ma alle parole vanno associate le azioni.

I vertici delle Difese di questi Paesi – come riportato su AlJazeera.com – hanno affermato che «un militare professionista segue gli standard nazionali di condotta ed è responsabile, di proteggere, non di danneggiare, le persone che serve. Esortiamo le forze armate del Myanmar a cessare la violenza e a lavorare per ripristinare il rispetto e la credibilità con il suo Popolo».

Le Nazioni Unite, intanto, già parla di «omicidio di massa», tra cui minori di 16 anni. Come il caso di Khin Myo Chit, una bimba di 7 anni uccisa durante una perquisizione in una casa mentre stava correndo verso le braccia del padre.

Il bilancio delle vittime è di almeno 423 morti, ricordando che l’esercito ha anche arrestato la leader Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace) e decine di politici.

Inoltre, si è appreso che l’esercito birmano ha anche bombardato le posizioni delle milizie della minoranza Karen nell’Est del Myanmar, causando almeno tre morti e otto feriti, come riferito da Hsa Moon, attivista per i diritti umani. I bombardamenti aerei, i primi da anni, sono stati lanciati per liberare una base militare dell’esercito che era stata occupata dai miliziani. La giunta militare non ha rilasciato commenti.

In Italia, segnalo il tweet di Enrico Letta, segretario del Partito Democratico: «Vedo le palme oggi e non posso non unire il mio, il nostro grido di dolore per le vittime innocenti della sanguinosa repressione in Myanmar. Si fermino i generali. Basta sangue». E poi l’invito di Ettore Rosato, presidente di Italia Viva e vicepresidente della Camera: «Continuano le repressioni in Myanmar in un’escalation di violenza in Birmania. Nelle ultime ore oltre 90 persone sono state uccise dai soldati. Civili, una folla inerme colpita da spari dei militari, colpevoli di manifestare per la democrazia e per i loro diritti. La comunità internazionale, l’Europa, non può restare a guardare».

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