Into the night su Netflix, la recensione della prima serie belga

Ai tempi della pandemia di Covid-19 una serie apocalittica è proprio quello che ci vuole… Almeno sai che ciò che stai vedendo è pura fiction anche se un fondamento scientifico c’è sempre. Sto parlando di Into the night, la prima serie belga su Netflix, uscita il 1° maggio scorso.

Prima la sinossi ufficiale: «Quando il sole comincia inspiegabilmente a uccidere tutto ciò che illumina, un gruppo di ‘fortunati’ passeggeri e membri dell’equipaggio di un volo notturno partito da Bruxelles lotta per la sopravvivenza volando verso ovest con la protezione della notte».

Sì, la luce del sole è il nemico dell’essere umano (e a me ha subito ricordato Segnali dal Futuro con Nicolas Cage). Basta che sorge e causa la morte nel giro di pochissimo tempo. Il motivo? Non ve lo dico. Lo scoprirete da voi. Attenzione, però: alla spiegazione del fenomeno è dedicato qualche minuto, per cui, una volta appresa, mettete stop e pensateci su un attimo, magari cercando qualcosa su Google.

Comunque sia, la serie – che consta di sei episodi di circa 45 minuti cadauno, creata da Jason George e liberamente ispirata al romanzo del 2015 The Old Axolotl del polacco Jacek Dukaj – è divertente ed è apprezzabile innanzitutto perché, come accennato poco su, è la prima produzione belga su Netflix. Già questo è un fatto curioso che spinge a inserirla nella lista. Il cast è variegato nel senso che parla inglese, francese, russo, turco, italiano e arabo. Senza dimenticare che la troupe parla fiammingo. Per questo, un consiglio: seguite Into the night con i sottotitoli perché un elemento di valore di questo prodotto è il melting pot linguistico.

Il 90 e più % della storia si svolge a bordo di un aereo con protagonisti il capitano Laurent Capelluto (Mathieu) e i passeggeri Pauline Etienne (Sylvie), Nabil Mallat (Osman), Jan Bijvoet (Rik), Astrid Whettnall (Gabrielle), Vincent Londen (Horst), Vincent Londen (Horst), Alba Gaïa Bellugi (Ines), Bebetida Sadjo (Laura), Mehmet Kurtulus (Ayaz) e Ksawery Szlenkier (Jakub).

Capitolo a parte merita il personaggio di Terenzio, interpretato dall’italiano Stefano Cassetti, uno che recita più all’estero che dalle nostre parti, senza il quale nessuno dei protagonisti della storia si sarebbe salvato. L’eroe? Sì ma sui generis. Perché più di una volta mi ha fatto innervorsire (e non solo lui). Si tratta di un ufficiale della NATO che scopre il pericolo che sta incombendo sul Pianeta e decide di dirottare il primo aereo in partenza verso ovest perché, se avesse detto la verità al check-in dello splendido aeroporto di Bruxelles, ovviamente nessuno gli avrebbe dato ascolto e lo avrebbero rinchiuso in un manicomio, dove ci sarebbe stato solo una notte.

Ora, la serie si lascia vedere. Non annoia e incuriosisce. Ma, come scritto, in certi momenti fa arrabbiare perché certi comportamenti sono difficili da capire e da digerire. Tutti, comunque, espedienti degli sceneggiatori per movimentare l’azione, altrimenti sarebbe stata una mera fuga verso tutte le notti del Pianeta con le incognite derivanti: il carburante, gli atterraggi… Certo, non mancano le storie dei protagonisti, alcune delle quali sono raccontate con i flash-back negli episodi che li riguardano (ognuno di essi ha il loro nome). Tra di essi, ho preferito i personaggi di Terenzio e Ayaz, di certo quelli più interessanti e ‘fighi’.

Ci sarà una seconda stagione? Forse. Dipende, innanzitutto, dal gradimento degli abbonati di Netflix. Però, dando un’occhiata alla top 10, Into the night appare spesso. Inoltre, essendo il primo prodotto belga – sì, è la terza volta che lo scrivo – Netflix potrebbe confermare la scommessa e dare un senso all’ultima scena dell’ultimo episodio, magari producendone altri sei.

Infine, una menzione per la musica… un sound che causa una sorta di effetto – riflesso: la testa che va su e giù…

VOTO: 6+. Un (buon) passatempo senza pretese.

Walter Giannò
Scritto da Walter Giannò