Pur essendo siciliano l’idea delle isole Covid-free mi lascia perplesso. E lo sono per ragioni apparentemente elementari.

Innanzitutto, per Covid-free s’intende un luogo libero dal coronavirus, quindi dalla possibilità di essere contagiati.

Parto da un presupposto scientifico: si completa il ciclo della vaccinazione dopo una settimana circa dalla seconda dose. Quindi, non c’è la certezza che non si possa ‘prendere’ il coronavirus tra una dose e l’altra e, persino, subito dopo la seconda. Ci vuole, infatti, un po’ di tempo affinché l’organismo faccia il suo dovere, ricevute le informazioni dai farmaci. Pertanto, affinché un luogo sia ritenuto Covid-free occorre la doppia dose e qualche giorno in più per ogni suo abitante over 18 anni (sono in corso gli studi che riguardano i minori).

Di conseguenza, affinché un’isola sia Covid-free, la sua Regione deve inviare tutti i vaccini necessari sul posto senza la priorità delle età. Ciò significherebbe, in un momento in cui la campagna vaccinale italiana sta affrontando problemi noti per via della scarsità delle fiale ma anche dell’impatto emotivo causato dalla vicenda AstraZeneca, togliere i vaccini agli anziani di un posto x per somministrarli nell’isola, dovendo compiere una scelta (esempio la Campania per Capri, la Sicilia per Lampedusa, ecc.). E ciò andrebbe contro la logica di chi è davvero a rischio di contrarre l’infezione in maniera grave, con la possibilità anche di morirci, cioè la popolazione anziana. Davvero è più importante proteggere il turismo di un’isola a discapito di una vita?

Ora, se ci fossero abbastanza vaccini per tutti, ben vengano le campagne di vaccinazioni di massa e permettere alle isole di essere libere dal Covid-19 e prepararsi ad accogliere i turisti ma non è questo il momento.

Altra cosa. Ammettiamo di riuscire a rendere Covid-free un’isola. Poi, però, ci vogliono i turisti. E i turisti devono essere altrettanto liberi dal coronavirus (o perché vaccinati o perché con un tampone negativo o perché guariti), magari portando con sé il Green Pass (o passaporto vaccinale), che sarà rilasciato dal 1° giugno. Insomma, subentrerà poi un secondo requisito affinché possa partire la stagione turistica.

Poi, c’è un difetto contro cui, però, al momento si può ancora poco: non ci sono studi certi che determinino con certezza la durata dell’immunità dei vaccini. Ad esempio, come comunicato dal CEO di Pfizer, potrebbe finanche volerci una terza dose di vaccino dopo alcuni mesi la seconda per la protezione dalle eventuali varianti.

Insomma, il concetto di Covid-free è piuttosto vago e di difficile realizzazione, a meno che – e non è questo l’indirizzo attuale del Governo Draghi – non si voglia prediligere la vaccinazione per zona e non per età.

L’obiettivo deve restare uno e uno soltanto: salvare vite. Tutto il resto sarà una conseguenza, piaccia o non piaccia, come insegna il modello del Regno Unito che si sarebbe dovuto adottare sin dall’inizio (lockdown vero e campagna di vaccinazione di massa).

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