Ieri sera, martedì 30 marzo, altri due episodi di Leonardo, la serie TV ideata da Frank Spotnitz e Steve Thompson. Qui la recensione dei primi due.

Innanzitutto, bisogna fare un patto con il (buonissimo) prodotto internazionale: occorre mettere da parte il rapporto tra fatti reali e fatti rappresentati perché è ormai chiaro che ci siano molte licenze romanzesche. Un esempio: Gian Galeazzo Maria Sforza, interpretato da Edan Hayhurst, è stato sì ucciso con il veleno ma a 25 anni, nel 1494, e fu anche sposato con Isabella D’Aragona e divenne padre di tre figli: Francesco, Ippolita e Bona.

Quindi, lasciate perdere la storia nel suo complesso e godetevi senza troppi criticismi la Serie TV che, naturalmente, può piacere così come no. De gustibus…

Premesso ciò, così come nei primi due episodi nel caso di Firenze, manca la forte presenza della città di Milano, descritta solo in qualche strada. La spiegazione potrebbe stare nell’emergenza Covid-19 che ha costretto molte produzioni a prediligere più interni (curati alla perfezione e aiutati da quelli storici presenti) che esterni.

Aidan Turner ha confermato di saperci fare con Leonardo. Un genio più ingenuo che sregolato, giocoforza condizionato dalla necessità di essere un’artista con le commissioni dei potenti (in questo caso Ludovico Sforza), mettendo da parte anche il giudizio morale sugli intrighi e gli omicidi di corte.

A proposito del Moro, davvero bravo James D’Arcy, attore britannico che abbiamo già visto in parecchi film di successo (Cloud Atlas, Guernica, Dunkirk) e in diverse serie TV di spessore come Agent Carter, Homeland e Das Boot. Convincente soprattutto nelle espressioni, spesso più importanti delle parole negli uomini di potere.

Altro personaggio nuovo è Gian Giacomo Caprotti, detto Salaì, allievo (e amante) di Leonardo, interpretato dallo spagnolo Carlos Cuevas Sisó, famoso per aver interpretato il ruolo di Biel Delmàs nella serie televisiva Ventdelplà e per quello di Pol Rubio in Merlí.

Leonardo, come già successo con il modello/prostituto della prima puntata, e per cui ha rischiato una pena severa in carcere, anche a Milano si lascia invaghire sia da Sallaì (che diventa così un elemento irriverente e influente della sua bottega) che da un attore, da cui viene usato per arrivare a Ludovica Sforza e ucciderlo. Non gli finisce bene, però…

Così come nella prima puntata, anche nella seconda c’è un bacio gay ma mi dà fastidio, così come successo su Twitter, doverlo evidenziare perché la normalità sta proprio nel farci caso soltanto come gesto di passione e d’amore, alla stregua di un bacio tra un uomo e una donna. Se non superiamo questa barriera, se non riteniamo normale vedere un uomo che ne bacia un altro in un film (tra l’altro con una contestualizzazione storica come succede nella Serie TV), allora non passeremo a uno step successivo di civiltà nella società attuale. Quindi, perché doverlo rimarcare ogni volta?

Infine, da palermitano, non posso non menzionare la presenza di Miriam Dalmazio nel ruolo di Beatrice D’Este, moglie di Ludovico il Moro, che accoglie nella corte Caterina da Cremona (su Matila De Angelis non aggiungo altro oltre che sia brava, bella, magnetica, ecc., altrimenti mia moglie mi chiede il divorzio) ma riceve poi una batosta sentimentale proprio dal consorte…

Voto degli episodi 3 e 4: 8/10.

 

 

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