Ieri sera, sabato 20 marzo, si sarebbe dovuta giocare la partita tra Inter e Sassuolo. La gara, però, è stata rinviata a data da destinarsi (molto probabilmente a mercoledì 7 aprile quando sarà recuperata anche Juventus – Napoli).

Ed è polemica (inutile). Sopratutto dal fronte dei tifosi delle due squadre inseguitrici: milanisti e juventini. Tra l’altro, stimolati anche da quanto detto dal tecnico bianconero Andrea Pirlo in conferenza stampa: lo stop «capita in un momento positivo per l’Inter, che avrà l’opportunità di recuperare i malati nella sosta, e di non mandare giocatori in nazionale. Sono stati anche fortunati».

Fortunati? Macché. Di certo non si può pretendere oggettività dai tifosi e neanche dal tecnico bianconero, in affanno dopo l’eliminazione dalla Champions League agli ottavi di finale con il Porto e ora in cerca di un altro canovaccio.

Da tifoso posso ben dire che avrei preferito si giocasse e per un semplice motivo: se si fosse giocato ieri e vinto, oggi Milan e Juventus avrebbero avuto una pressione maggiore con, rispettivamente, Fiorentina e Benevento. Invece, giocheranno più ‘rilassate’, pur non potendosi permettere alcun passo falso perché entrambi gli allenatori hanno parlato di 11 partite da vincere (e, questo, potrebbe anche non bastare…).

Altra cosa. Mai dimenticarsi il periodo che stiamo vivendo: la pandemia di Covid-19. E l’ATS di Milano non ha preso la decisione dello stop per il numero dei giocatori positivi (quattro) ma per la modalità del contagio, come giustamente rimarcato dal Corriere dello Sport: «D’Ambrosio, il primo vettore del virus, ha viaggiato sul pullman con la squadra, ed è probabile che la storia non finisca qui. Il protocollo della Figc appare superato dalla gravità della crisi sanitaria. La soglia dei dieci calciatori contagiati, stabilita per dichiarare il forfait, appare troppo alta. E infatti le Asl bloccano tutto molto prima. Al Napoli ne sono bastati due. Al Torino sei. All’Inter quattro. Ma è evidente che la discriminante non è il numero dei positivi, ma le circostanze con cui il virus si diffonde e la valutazione discrezionale del rischio».

Quindi, i quattro positivi nerazzurri potrebbero essere molto di più e va anche tutelata la squadra avversaria: pure i calciatori, si ricorda, sono esseri umani. C’è ancora molto tempo per una Serie A di bionici.

Ah, c’è chi dice che l’Inter sia fortunata perché così i nazionali non dovranno partire (a lamentarsi Croazia, Danimarca e Slovacchia). Non è che abbia rilevanza che le Federazioni dei Paesi esteri, che di certo non hanno superato l’emergenza Covid, si lamentino contro la società nerazzura (che non ha colpe). Ripeto: i contagi continuano, i ricoveri aumentano, i morti sono tantissimi ogni giorno e la campagna di vaccinazione va al rilento. Il Covid-19 è un fattore serio: il calcio è sì importante ma mai quanto la salute.

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