La Super League è naufragata nel giro di 48 ore e senza il rimbalzo di un solo pallone. Ed è giusto rimarcare quello che, a mio avviso, è stato il più grande errore commesso dai 12 top club: la comunicazione deficitaria.

Sì, perché non si può causare un ‘terremoto’ con un comunicato stampa a mezzanotte e poi non dire e fare nulla, lasciando la palla a Uefa e Fifa che hanno subito innescato una montagna di merda inaudita, farcita di insulti e minacce.

Sarebbe stato opportuno convocare una conferenza stampa congiunta nella mattina successiva al comunicato stampa e spiegare, per filo e per segno, tutte le ragioni alla base del progetto. Al contempo, ogni club avrebbe dovuto chiarire le motivazioni con lo staff tecnico e la squadra per evitare le dichiarazioni critiche dei propri elementi (com’è successo con Josep Guardiola del Manchester City e con Jürgen Norbert Klopp del Liverpool). E poi un faccia a faccia con le rappresentanze dei tifosi.

Invece, non c’è stato nulla di questo. Troppa premura, troppa superficialità. E ciò è davvero assurdo se si pensa che la Super League, almeno sulla carta, sarebbe potuta diventare la competizione più spettacolare del calcio mondiale. Ne resto, infatti, convinto. Non si può scatenare l’inferno e poi non gestirlo in maniera comunicativa, strategica e politica. Non si può determinare il più grave sconquasso della storia del calcio dopo la sentenza bosman e lasciarsi infangare dal presidente della UEFA, Aleksander Ceferin, senza ‘sparare un colpo’, come se fosse il padre – padrone del pallone e come se quei 12 club fossero dei bambini viziati e monelli che, presi i primi schiaffi, si sono rimangiati tutto.

Il principale danno di quanto successo è stato la perdita della dignità e ci vorrà un po’ di tempo per poterla recuperare.

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