Cominciano a seccarmi gli insulti dell’UEFA (e della FIFA) contro i 12 club fondatori della Super League. Soprattutto sono intollerabili gli attacchi di Aleksander Čeferin che ha addirittura usato il termine «immoralità». Ora, però, che non ci prendino in giro.

Che ne dite, parliamo dei Mondiali assegnati al Qatar nel 2022 che si dovranno giocare in inverno e non in estate com’è sempre successo, stravolgendo i calendari dei campionati nazionali? La nazione araba è stata scelta per moralismo o per soldi?

Che ne dite, parliamo anche di tutte le vicende legate a Michel Platini quando era presidente dell’UEFA? Dai, su. Non facciano i paladini dei valori del calcio. E questo insultare e minacciare non fa altro che da un lato accendere l’odio sociale e social contro i 12 club (che, insieme, hanno più tifosi della popolazione dell’intera Europa) e dall’altro di convincere sempre più Florentino Perez & Co. che la Super League è la scelta più giusta per tutelare i loro interessi.

A proposito del presidente del Real Madrid, che è anche il presidente della Super League, ha ragione quando dice: «Non lo faccio per salvare il Real, ma per salvare il calcio. Questo sport è in un momento critico, quello che stiamo facendo è solo per il bene del pallone. Se noi generiamo profitti, ne beneficiano tutti, anche quelli che stanno più in basso. Il calcio deve evolversi e questo format ci garantirà molti più soldi, la Champions ormai ha perso appeal». I 12 club fondatori, infatti, non possono essere paragonati a tutti gli altri: lì giocano i calciatori più forti (che, quindi, vanno pagati profumatamante); lì si concentra il più alto tasso di tifosi del Pianeta; lì si spartiscono da decenni i trofei (è successo raramente che ha vinto qualche altra società, tant’è che si parla sempre di ‘favola’).

Inoltre, non è che Perez, Agnelli e tutti gli altri si sono alzati una mattina e hanno deciso di causare il ‘terremoto’ nel calcio. La verità è che la UEFA non ha assecondato i bisogni economici dei club che più di altri determinano le quote dei diritti televisivi e di cui, poi, si avvantaggiano tutte le altre. Finiamola con l’ipocrisia del merito. Senza soldi non si può nutrire lo show più bello del mondo ed è ciò che già accade con l’NBA ed è ciò che è avvenuto con l’Eurolega di basket (che, nonostante le critiche e le minacce, è nata lo stesso e senza violare alcuna regola europea).

Finiamola. La UEFA dovrebbe puntare alla trattativa e non alla distruzione di un rapporto che, alla fine della fiera, andrà a gravare più su se stessa che sui 12 club.

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