Non solo in Italia ma anche in altri Paesi è stato sospeso, in via precauzionale, l’uso del vaccino di AstraZeneca. La stessa decisione, ad esempio, è stata presa da Francia, Germania, Slovenia, Norvegia e Danimarca, soltanto per citarne alcuni.

Dalla Gran Bretagna, però, giungono rassicurazioni. Questo è il caso di Phil Bryan, direttore del Dipartimento sicurezza dei vaccini presso l’Agenzia regolatoria britanniaca per il farmaco: «Il vaccino contro il covid AstraZeneca non è responsabile di Trombosi». I dati disponibili «non indicano che il vaccino sia la causa dei problemi riscontrati. Le trombosi possono accadere in modo naturale e non sono rare».

Poi c’è stata una dichiarazione di Soumya Swaminathan, scienziato capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che, durante il consueto briefing da Ginevra, ha affermato: «Sfortunatamente, le persone muoiono di trombosi ogni giorno, la chiave è se questo abbia qualche legame con il vaccino. Al momento non abbiamo riscontrato che ci sia una relazione tra il vaccino e i casi di trombosi rilevati. Infatti, le percentuali di trombosi tra i vaccinati sono addirittura inferiori a quelle della popolazione nel suo complesso. Nessun farmaco è sicuro al 100%, ma bisogna tenere conto dei vantaggi di vaccinare la popolazione».

E Nicola Magrini, direttore generale dell’AIFA, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, ha detto: «Il vaccino è sicuro e lo diciamo ancora, il rapporto benefici-rischi è ampiamente positivo. Per l’insorgere di rarissimi eventi di trombosi celebrale che hanno destato clamore mediatico e per avere un atteggiamento coerente tra tutti i paesi europei, si è presa la decisione politica di sospendere le somministrazioni, contrariamente alla scorsa settimana dove abbiamo ritenuto che bastasse la decisione della magistratura su un solo lotto. Questi giorni ci servono per avere ulteriori dati e convincere tutti della sicurezza del vaccino».

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Bene, ma attenzione. Non va sottovalutato l’impatto emotivo nei confronti delle notizie sul vaccino di AstraZeneca che, ci tengo a precisare, non sono frutto del terrorismo mediatico che spesso viene addebitato in maniera ingiusta a noi giornalisti – che abbiamo il compito di dare notizie e capita che queste non siano positive – ma delle decisioni prese dagli enti di vari Paesi che gestiscono la sanità e tutelano la salute dei cittadini.

Sì, perché una cosa è il vaccino un’altra è la pillola per il mal di testa con i suoi effetti collaterali. Una cosa è una trombosi, un’altra il dolore passeggero sull’area dell’inoculazione o una lieve febbre che scompare in poche ore. Inoltre, non si può liquidare la questione con il sostenere che eventuali conseguenze pericolose del farmaco (non ancora accertate, sia chiaro) riguardino, comunque, solo poche persone. Non è questa una rassicurazione.

E ancora: non è vero che ad avere paura sono soltato i NoVax. Ma il timore c’è anche in chi crede fermamente nell’importanza e nella necessità della vaccinazione.

Quindi, attendiamo la riunione straordinaria del Comitato per la sicurezza dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) convocata per giovedì 18 marzo per concludere il lavoro di indagine sul vaccino di AstraZeneca. C’è bisogno di certezze, di dati significativi e comunicabili. Solo così si esce dalla bolla di timore dentro la quale c’è questo vaccino.

 

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